TICKET REDEMPTION: IL CASO EMILIA ROMAGNA

Una sintesi degli atti dell’incontro svoltosi il mese scorso a Rimini tra operatori del settore amusement, promosso da New ASGI assieme a Consorzio FEE.

Il tema è quello delle ticket redemption e normative correlate con particolare riguardo alla situazione in Emilia Romagna.  

All’incontro è avvenuta anche la presentazione delle iniziative che New ASGI, Consorzio FEE e Sapar stanno mettendo in atto – prime fra tutte un progetto di ricerca commissionato a Università Roma Tre – per fare informazione seria e ‘scientifica’ presso mondo politico e opinione pubblica riguardo alle ticket redemption e il loro indurre o non indurre i minori all’azzardopatia. L’obiettivo è contrastare la normativa attuale che erroneamente assimila i giochi senza vincita in denaro a quelli con vincita in denaro, e puntare a una normativa nazionale sulle ticket redemption che ad oggi ancora manca nel nostro Paese.

 

⇒ CRISTINA ZANOTTI, Vicepresidente, New Asgi Italia

Buongiorno a tutti! Iniziamo questo incontro. Vi vedo numerosi […] e ci fa molto piacere perché effettivamente questo è un momento topico per il nostro mondo delle sale. Poi vi aggiornerò sull’incontro che abbiamo avuto questa mattina in Regione Emilia Romagna, […] ma prima comincio da dove eravamo rimasti.

Dall’anno scorso, quando abbiamo partecipato alla prima fiera, la FEE di Riccione, la nostra associazione è cresciuta e ha avuto l’adesione di parecchi associati e di questo vi ringrazio. 

Dall’anno scorso, da quel primo incontro in FEE, noi ci siamo mossi con la politica e in Emilia Romagna abbiamo ottenuto, rispetto alla legge regionale che vieta le ticket redemption ai minori, un aspettare per dare modo alle sale di operare durante la stagione estiva. La legge del 2013, variata poi in aprile 2017 (dopo che si erano accorti che nella prima stesura avevano messo tutte le macchine: anche kiddie ride, giochi meccanici… un po’ tutto) lasciando solo il divieto ai minori per le ticket redemption, è pronta e per completare l’iter legislativo manca solo un decreto attuativo che determini le sanzioni. E qualcuno, a livello di Consiglio regionale, spinge perché il regolamento attuativo ci sia.

La Regione ha dato, a questo proposito, una delega in carico all’Osservatorio Regionale della Salute (che fa capo al Ministero della Salute-Dipartimento Salute di Bologna) di stilare un documento per l’applicazione del regolamento attuativo, coinvolgendo in maniera trasversale, in un tavolo concertativo, tutti i soggetti interessati delegando poi ai Comuni le sanzioni da applicare.

Il problema è che l’Osservatorio in prima battuta al tavolo non aveva neanche invitato le associazioni del gioco. […] So che è incredibile, ma è vero, ed è una prova in più dell’ignoranza del mondo politico riguardo al nostro settore. Noi ci siamo allora autoinvitati con i referenti della politica, l’assessore piuttosto che i dirigenti del turismo e dell’economia e a giugno abbiamo quindi preso parte a una riunione spiegando le nostre ragioni con una rappresentanza consistente di New Asgi a livello di Emilia Romagna. 

Hanno finalmente capito di che cosa parlavamo però la frittata era fatta nel senso che la legge c’era già per cui si poteva intervenire solamente con una variazione della norma. Noi ovviamente abbiamo chiesto innanzitutto che la norma fosse abrogata perché ci sembra ingiusto che ci sia il divieto di gioco per le ticket redemption per i minori. Togliere il divieto totale non è passato allora, come non è passato stamattina. 

La seconda strada era quindi quella di trovare una mediazione, diciamo ‘un accomodamento’. Noi abbiamo proposto di limitare il gioco delle ticket redemption ai minori non accompagnati. Poteva essere già un qualcosa per traghettare fino a qualcosa che poteva uscire a livello di norma nazionale. Perché diciamocelo chiaramente, c’è un buco a livello nazionale: le ticket redemption non sono regolamentate. Ci sono dei regolamenti, delle bozze ma non è niente di attuato per cui le Regioni hanno le mani libere nel legiferare. 

E veniamo all’incontro di stamattina con il tavolo tecnico, da noi chiesto. Vi riferisco brevemente quelle che sono state le risultanze. Innanzitutto c’erano un rappresentante della Comunità Papa Giovanni XXIII di Rimini, dei referenti del dipartimento Salute della Regione, psichiatri, altre associazioni minori […], insomma tanti ben distanti dal mondo dei giochi. 

Per fortuna recentemente noi avevamo preso contatti a livello regionale sia con Confesercenti che con Confcommercio. Queste due associazioni di categoria che avevano partecipato agli incontri precedenti […] trovandosi davanti un muro di gomma – testuali parole “abbiamo trovato un’ostilità totale” – non sarebbero intervenute nella riunione di oggi perché davano per spacciata la cosa. Ma noi siamo riusciti a contattarli, a portarli dalla nostra parte e a convincerli a essere anche loro presenti all’incontro e a sostenerci perché sarebbe stato assurdo approvare il regolamento che l’Osservatorio aveva preparato. 

Il regolamento ce l’avete nella cartellina che vi abbiamo dato. Dice di tutto e di più. Si pretendeva addirittura che la responsabilità del divieto di utilizzo delle ticket redemption ai bambini fosse del gestore della sala giochi, cioè lui non doveva vendere i gettoni per i giochi proibiti, lui non doveva dare i premi ai minori, lui non doveva una serie di cose, oltre a dover mettere i cartelli di divieto ai minori sugli apparecchi, all’ingresso della sala. Insomma, ci stanno trattando con gli stessi presupposti del gioco a vincita di soldi. 

Come abbiamo fatto presente anche oggi, è la premessa della legge regionale che è sbagliata, cioè che le ticket redemption hanno gli stessi presupposti e quindi devono avere papale papale gli stessi divieti delle slot in quanto, secondo loro, inducono all’azzardopatia e istruiscono fin da piccoli i minori a giocare per il premio piuttosto che per l’intrattenimento.

Noi, all’incontro ci siamo presentati come associazione che spinge sull’intrattenimento delle famiglie come giustamente siamo (abbiamo riconvertito anche il nostro nome per spiegare questa cosa: New Asgi, dove Asgi vuol dire ‘Associazione SOLO GIOCO D’INTRATTENIMENTO per le famiglie’) ci hanno ascoltato, abbiamo spiegato in cosa consistono le ticket redemption (a quel tavolo si era molto lontani dal saperlo) e abbiamo contestato tutto l’impianto del disciplinare perché la premessa parlava di giochi riferiti all’azzardopatia e noi questo non lo possiamo accettare.

Possiamo dire che qualcosa nel disciplinare l’hanno recepito. Ne avremo certezza solo quando uscirà, ma il discorso sulla responsabilità dell’esercente è stato tolto. Purché si mettano i manifesti che vorranno loro e purché si mettano sulle macchinette a ticket delle etichette dove si ricorda che il gioco è vietato ai minori. 

[…] Nella sostanza quindi toglieranno alcune cose, prenderanno atto (e l’abbiamo fatto anche verbalizzare) che Confcommercio, Confesercenti, New Asgi e FEE non approvano il disciplinare e non hanno raggiunto l’accordo su quello che loro avevano scritto. Quindi le variazioni loro ce le hanno proposte però noi non le accettiamo sia in premessa che nel seguito.

Voglio sottolineare che è una cosa importante aver portato le altre associazioni dalla nostra parte. Prima non esisteva, andavamo ognuno per conto nostro e questo era molto pericoloso. Oggi abbiamo un minimo di unità. […] Anche per questo io vi chiedo di stare vicino all’associazione perché è un momento molto importante per tutti noi.

 

⇒ VANNI FERRO, Presidente, New ASGI Italia

Il progetto di ricerca sulle ticket redemption che assieme a Sapar e FEE abbiamo commissionato all’Università Roma Tre e presentato al tavolo tecnico regionale di oggi a Bologna non è figlio della sola situazione problematica che c’è attualmente in Emilia Romagna. Normative che vietano l’utilizzo delle ticket redemption ai minori già esistono in Piemonte, in Liguria e in Friuli (e in Friuli già ci sono i decreti attuativi; non li stanno utilizzando però potrebbero farlo anche domattina). Ed anche la Basilicata sta legiferando in questo senso. […] Non è più tempo di aspettare. Aspettare cosa? Che una qualsiasi amministrazione si svegli una mattina, faccia un copia-incolla del decreto di Bologna o di quello di Udine e lo riporti anche nel suo Comune? No, non possiamo accettare che con la scusa di combattere l’azzardo si cataloghino anche le nostre sale da intrattenimento per famiglia come “palestre per l’educazione di futuri ludopatici”. Il concetto deve essere chiaro a tutti; le sale attrazioni sono quelle che offrono divertimento diversificato a tutta la famiglia e che hanno ancora un importante ruolo nell’educazione e socializzazione dei giovani. E le ticket redemption nulla hanno a che vedere con l’azzardopatia.

Il nostro obiettivo è giungere a una normativa nazionale, e con le iniziative che stiamo mettendo in campo la strada ora è aperta […]. Per la prima volta in tutti questi anni si sono unite tutte le associazioni (New Asgi, Sapar e Fee) e queste ci stanno mettendo un bel po’ di soldi. Di denari ne servono però molti… Credo che noi tutti imprenditori del settore (e io sono un gestore) siamo disposti a tirar fuori una piccola cifra per arrivare alla fine di questo progetto. […] Noi avremmo pensato a un contributo che parte da 300 euro, poi se uno è più sensibile può anche mettere qualcosa in più. […]

Penso che se non ci muoviamo oggi di fronte a quest’emergenza, se non abbiamo quest’ultimo sprint, questa forza di voler uscire, non abbiamo alternative.

 

⇒ ALESSANDRO LAMA, Vicepresidente , Consorzio FEE

L’Osservatorio Regionale della Salute di Bologna, al cui tavolo tecnico abbiamo preso parte oggi, ha avuto dalla Regione Emilia Romagna il compito di stilare un documento per l’applicazione del regolamento attuativo, che porterà a una commissione politica, la quale farà le sue valutazioni e poi porterà il documento in giunta. 

Noi in questo periodo abbiamo modo di intervenire ancora. Come? In primo luogo politicamente. Tra un po’ sapremo quali sono gli organi del consiglio che andranno ad analizzare i risultati di questo tavolo tecnico. Confesercenti e Confcommercio sono dalla nostra parte e ci aiuteranno a portare le nostre giuste ragioni.

Nel frattempo abbiamo già dato incarico da una parte all’Università Roma Tre per condurre uno studio sui giochi senza vincita in denaro, e dall’altra a 3R Consulting (ente collegato a Rina Certificazioni) per iniziare a elaborare un disciplinare di prodotto. Questo ovviamente cambierà in maniera parallela allo studio, perché se dallo studio dell’università usciranno fuori delle evidenze queste dovranno essere prese in considerazione dal disciplinare. Questo disciplinare servirà a tutti noi ad applicare alcune regole che ci dovremo dare; perché alcune regole ce le dovremo dare, altrimenti il rischio è di non essere presi seriamente.

[…] Ora lascio la parola ai responsabili dell’Università che vi diranno come si svilupperà questo importante progetto, che abbiamo iniziato a finanziare e per il quale avremmo bisogno dell’aiuto di tutti quanti perché si tratta di un progetto importante anche sul piano economico. […] È un progetto da un certo punto di vista anche rischioso per il nostro comparto perché l’Università è un ente terzo. Non è pilotata da noi. I risultati saranno quelli che escono fuori. […] Noi siamo tutti d’accordo e convinti al 100% che nessun bambino negli ultimi 10 anni è diventato ludopatico per aver giocato alle ticket redemption. Mancano però ‘dati scientificamente incontrovertibili’ ed è proprio questa mancanza che porta quel tavolo tecnico di stamani, e la giunta regionale a fare riferimento a una ricerca Nomisma del 2013 riguardante Gratta e Vinci, Totocalcio (nemmeno slot). In altre parole, loro basano le loro decisioni sul nostro comparto su ricerche fatte per comparti di un altro tipo. […]Ecco perché noi dobbiamo essere seri e procedere con una ricerca importante.

 

 

⇒ MARIA FRANCESCA RENZI, Professore ordinario in Management della qualità, Quality Systems e Corporate Social Responsibility, Dipartimento di Economia Aziendale, Università Roma Tre

“Io e il collega seduto al mio fianco – il professore Giovanni Mattia – facciamo parte del Dipartimento di Economia aziendale dell’Università Roma Tre e studiamo prevalentemente la gestione e l’organizzazione dell’azienda in tutti i settori. In particolare, io mi occupo di responsabilità sociale d’impresa e di management della qualità, mentre il professor Mattia si occupa di ricerche di marketing. 

Siamo abituati ad interagire con il contesto territoriale in senso ampio: fa parte del nostro Dna fare attività di ricerca che parta da un problema oggettivo e concreto, da un’esigenza che nasce dal territorio. Questo ci porta prevalentemente non a conoscere aprioristicamente tutto e tutti i settori, ma a conoscere bene la metodologia, cioè a ragionare su come affrontare un problema e come questo può trasformarsi in una conoscenza che si può diffondere e sulla quale poi si possono assumere delle decisioni. Ragionare dicevo, cioè fare un ragionamento basato su dati e fatti che siano il più possibile certi.

Quando Alessandro Lama ci ha chiesto di partecipare a questo progetto abbiamo ovviamente preso in considerazione anche i rischi che ci andiamo ad assumere come università, perché comunque l’Università Roma Tre mette sul tavolo anche un logo e un nome che è legato ad un’istituzione. Il progetto per noi ha una doppia valenza: è importante dal punto di vista della relazione con il territorio – e riteniamo che in questo caso il territorio sia quello nazionale e non solo, nel senso che per noi la visione del problema è generalizzabile a tutto il mondo – e poi dal nostro punto di vista c’è anche un elemento di possibilità scientifica.

In che modo si sviluppa questo progetto? In 4 fasi. […]Il primo punto che pensiamo di dover affrontare è quello della conoscenza del settore a tutto tondo: il valore che questo settore ha sia dal punto di vista economico e dell’impatto sul territorio (quindi l’azienda) sia dell’impatto sociale. Ci chiederemo quindi se esistono a livello nazionale e internazionale dei risultati di ricerca ‘scientifici’ cioè vale a dire validabili, in cui ci sia una relazione fra il tema del gioco senza denaro (quindi senza azzardo) rispetto ad un rischio di azzardopatia. Questo è un fatto che studieremo in maniera asettica e scevra e il risultato sarà un report sullo stato dell’arte del fenomeno amusement. 

Lavoreremo su una ricerca fondata su una parte di analisi qualitativa cioè anche attraverso interviste di contatto diretto con voi, ed anche con ragazzi, bambini e genitori che normalmente frequentano le sale gioco per famiglie. Questo ci darà la possibilità di comprendere il fenomeno a 360 gradi. A questa parte qualitativa, assoceremo una parte quantitativa di ricerca. Svilupperemo cioè dei questionari che verranno diffusi e che ci permetteranno di studiare se esiste o meno questa relazione tra il rischio eventuale di una ludopatia legata prevalentemente alle motivazioni e ai comportamenti che spingono al gioco e come questi si evolvono con il tempo. 

Tutto questo processo ci porterà necessariamente ad avere una banca dati molto importante che studieremo attraverso delle metodologie di analisi molto consolidate e ‘validate’ a livello internazionale. ‘Validate’ è una parola che magari ora può avere poco senso, ma è cruciale perché implica che quello che diciamo e che studiamo attraverso questa ricerca ha una spendibilità che non è legata soltanto a uno specifico contesto – che ne so, alla Regione e in particolare l’Emilia Romagna – ma ha un costrutto tale che può essere spendibile a rispondere a una domanda generalizzata a livello internazionale. Questo per noi è un valore, anche scientificamente parlando. Ma perché questo può avere valore anche dal vostro punto di vista? Perché se svolgiamo una ricerca in questo modo, qualsiasi attacco al risultato è un attacco rispetto al quale ci si potrà difendere, nel senso che la ricerca non è ‘costruita in casa’, ma è fatta con un certo tipo di approccio attento nella metodologia e nell’analisi del risultato. 

C’è poi anche un altro elemento da prendere in considerazione. Qualunque sia il risultato che emergerà dalla nostra ricerca saranno comunque dati e fatti certi, per cui si potranno anche individuare delle forme di soluzione e di ragionamento a determinate situazioni e problemi che sono anche di consapevolezza di tutti gli interlocutori intorno al tavolo.

Assumere un incarico di questo tipo è per noi Università Roma Tre un impegno molto interessante anche, e lo dico sinceramente, dal punto di vista scientifico […]. Naturalmente di fronte ad un impegno di questo tipo serve anche la vostra collaborazione, cioè partecipazione attiva […]. Avremo necessariamente bisogno di coinvolgervi rispetto ad una serie di attività che andremo a svolgere sul campo, altrimenti rimarremmo isolati nel nostro mondo senza entrare nel particolare.

⇒ GIOVANNI MATTIA, Professore associato in Consumer Behaviour e Ricerche di Marketing

Io vorrei aggiungere un paio di cose inerenti la metodologia che seguiremo. Attualmente nel mondo esistono due teorie scientifiche prevalenti sulla dipendenza dal gioco (azzardopatia) e dicono l’una il contrario dell’altra. Secondo la prima teoria l’esposizione ai punti gioco (quindi il fatto che ci sia una sala dove io posso andare a giocare) presuppone un rischio maggiore di dipendenza. Tradotto: se ci sono cento sale e io ci passo davanti tutti i giorni, finisce che ci entro dentro e poi non esco più. 

Secondo l’altra teoria, invece, si possono mettere davanti a una persona cento, mille punti gioco uno appresso all’altro per tutta la vita e se quell’individuo non ha un deficit funzionale nel cervello non diventerà mai dipendente. 

Queste due teorie valgono per il gioco d’azzardo, cioè quello con vincite in denaro. Non c’è niente che consenta di dire, trasponendole, la stessa cosa per le ticket redemption. Quindi il primo tema è se esiste una qualche connessione fra quelle teorie e la situazione riguardante le ticket redemption. 

L’altro punto su cui mi vorrei soffermare è la robustezza del metodo. A noi Università è stata commissionata la ricerca; l’Università produce prodotti scientifici; i prodotti sono scientifici quando – senza usare parole difficili – sono inattaccabili dal punto di vista del metodo con cui sono stati costruiti. Allora per dirla crudamente, per noi il risultato è l’ultimo problema. È il percorso con cui arriviamo al risultato che ci consente di stare tranquilli e poter affermare che quel risultato ha una serietà scientifica. Questa ricerca poggia su una metodologia assolutamente rigorosa, quindi qualunque risultato procurerà potrà essere speso all’esterno e non potrà essere oppugnato da nessuno, neanche dal migliore psicologo né da qualunque altro soggetto perché si potrà dire che questi esiti dipendono da un metodo che è incontrovertibile. 

[…] Desidero anche precisare che questa ricerca non è una ricerca sulla comprensione del rischio dipendenza strettamente intesa, perché se così fosse servirebbero degli psicologi. Loro prendono un campione di persone, ne studiano la personalità e dicono: “Sulla base di come sei, esiste il rischio che…”. Noi vogliamo ragionare da un’altra prospettiva che è la seguente: vi portiamo dentro questo ambiente, vi facciamo vedere che cosa vi succede, vi facciamo vedere quale è l’interazione genitori-bambini, vi facciamo vedere quale è il tempo di gioco e il tipo di gioco, la quantità di denaro impiegato, eccetera. E sulla base di questo, forniamo una rappresentazione che è comportamentale di atteggiamento da cui si possano ricavare come dire dei sintomi di dipendenza, ma non è una ricerca sul rischio dipendenza. 

Per dirla in altro modo, semplificando molto, esiste ancora una patina di losco intorno al gioco senza vincita in denaro, un gioco che, come dire, potrebbe essere losco ma anche no. Per capire come stanno veramente le cose […] il nostro approccio è andar dentro il posto dove agiscono i giocatori, osservarli, interrogarli, metterli in relazione con le figure genitoriali. E questo, secondo noi, è conoscitivamente un valore aggiunto molto potente rispetto a un’indagine psicologica pura.

 

⇒ DEBORA UGOLINI, Consigliere, New ASGI Italia 

Per i nostri politici noi stiamo creando dei nuovi ludopatici. Ma sarà vero? Cercando conferme, io mi sono recata personalmente all’USL di Bologna e ho chiesto, per le fasce 0-6 anni, 6-12 e 12-18, se avessero mai avuto segnalazioni di bambini ludopatici. Risposta: non hanno mai avuto nessuna segnalazione.

Non contenta, sono andata anche ai Monopoli e ho parlato con chi di competenza chiedendo se avessero mai avuto segnalazioni legate al gioco delle ticket redemption, giochi senza vincita in denaro, da parte di genitori e famiglie. Risposta: no, non abbiamo nessuna segnalazione.

[…] Per farvela breve, abbiamo un solo dato certo: sono 10 anni che le redemption sono nelle sale ed esiste un’unica segnalazione a Casalecchio. Una sola segnalazione in 10 anni!! È chiaro che se poi cominciamo a mettere i cartelli, qualche segnalazione in più cominceremo ad averla, questo è fuori discussione.

Oggi noi siamo difronte a un’emergenza: dobbiamo rispondere anche in termini di sanità mentale, ludopatia e tutto quello di cui ci accusano. Su questo, noi come Centro Studi New Asgi ci stiamo mobilitando e inizieremo a chiedere anche il vostro contributo per raccogliere dati e informazioni. E poi ora abbiamo anche il grande ‘appoggio’ dell’Università Roma Tre, con il progetto di ricerca che si avvia a fare e di cui siamo tutti ben felici.

 

 

 

 

 

 

Fonte: Play Machine Europe, Ottobre 2018

 

 

 

 

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